Il punto su stabilizzazione e risarcimento per precariato nella scuola, dopo la Corte di Giustizia, la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione

Il punto su stabilizzazione e risarcimento per precariato nella scuola, dopo la Corte di   Giustizia, la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione

Negli ultimi anni ACLIS ha combattuto al fianco dei precari della scuola, un esercito di docenti e personale ATA che di anno in anno assiste al continuo rinnovo dei contratti a tempo determinato, nella speranza di essere destinatari di contratti a tempo indeterminato, e quindi di ottenere stabilizzazione e risarcimento, in virtù della violazione del divieto della successione indiscriminata di contratti a termine.

Per ottenere il riconoscimento dell’abuso perpetrato ai danni di docenti e ATA, sono state avviate azioni legali finite in Corte di Giustizia Europea, Corte Costituzionale, Corte di Cassazione.

Ripercorriamo quanto sancito in merito al tema della stabilizzazione e risarcimento per precariato nella scuola.

Stabilizzazione e risarcimento precari per la Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia Europea con la celebre sentenza Mascolo del novembre 2014, ha affermato l’illegittimità della normativa sulle supplenze che autorizzava, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento delle  procedure concorsuali e le conseguenti assunzioni.

Stabilizzazione e risarcimento precari per la Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 187 depositata il 20 luglio 2016 ha preso posizione sulla questione dell’abuso operato negli anni nei confronti dei docenti e degli ATA precari, stabilendo l’illegittimità costituzionale della normativa che disciplina le supplenze del personale docente e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (art. 4, commi 1 e 11 della legge 3 maggio 1999, n. 124).

L’abuso, per quanto attiene al rispetto dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70 CE, sarebbe stata sanato, per i docenti, dalla legge cosiddetta della “buona scuola”, mentre nulla è stato previsto per il personale ATA.

In ogni caso, la discriminazione tra docenti di ruolo e non di ruolo, rimane: l’abuso (pur sanato con la buona scuola, si è realizzato). La Corte di Cassazione ha stabilito, infine, i termini in cui si articola la tutela dei precari, sotto il profilo risarcitorio.

Stabilizzazione e risarcimento precari per la Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della tutela risarcitoria per i precari:la legge 107/2015 non ha eliminato gli illeciti costituiti dalla reiterazione di contratti a termine “per il solo fatto di aver previsto procedimenti di stabilizzazione”, in quanto solo la concreta utilizzazione di tali procedimenti da parte del docente è idonea alla riparazione dell’abuso, che altrimenti può essere considerato ancora in atto.

Il docente che illegittimamente sia stato assunto con contratti a tempo determinato reiterati illegittimamente per più di 36 mesi, per la copertura di posti vacanti in “organico di diritto”, che non sia ancora stato stabilizzato (né con il piano assunzionale straordinario né con quello ordinario) ha diritto al risarcimento.

Per quanto riguarda le supplenze destinate alla copertura di posti in “organico di fatto” o le supplenze temporanee, secondo la Corte di Cassazione l’utilizzo dei contratti a termine potrà essere considerato abusivo solo attraverso la prova dell’uso distorto della reiterazione dei contratti, secondo modalità concrete.

Sussiste, in ogni caso, una discriminazione tra i docenti di ruolo e quelli non di ruolo, per quanto riguarda la maturazione del punteggio, nonché il riconoscimento del diritto agli scatti di anzianità (ai fini degli aumenti stipendiali).

Si può affermare che alla luce della normativa precedente all’entrata in vigore della buona scuola, i docenti precari abbiano subito, come acclarato dalla Corte, un abuso e che, a determinate condizioni, permanga il diritto ad ottenere giusta tutela per il suo riconocimento che si ritiene essere, tuttavia, legata all’eventuale risarcimento, e ad ottenere il pagamento delle differenze retributive non percepite a causa della mancata progressione economica, avanzata sul presupposto del diritto di essere equiparato nel trattamento economico e giuridico ai lavoratori del medesimo comparto assunti a tempo indeterminato in quanto di ruolo (Corte di Cassazione nella sentenza n.22558/2016).

Chi può proporre ricorso per abuso da precariato e risarcimento

Si ritiene pertanto che possono proporre ricorso per ottenere tutela:

  • il personale ATA;
  • i docenti non ancora stabilizzati, con contratti stipulati su organico di diritto;
  • i docenti non ancora stabilizzati, con contratti stipulati su organico di fatto e con almeno tre contratti stipulati presso lo stesso Istituto Scolastico;
  • i docenti di ruolo, con contratti aventi le caratteristiche di cui ai punti precedenti a fini risarcitori, e, in ogni caso, per ottenere la ricostruzione di carriera al fine della progressione stipendiale.

Per avere maggiori informazioni sui ricorsi in materia di abuso della reiterazione dei contratti a termine, occorre compilare il modulo di richiesta informazioni, indicando in oggetto il Vostro nominativo e la dicitura “ricorso trentasei mesi” o inviare una mail a arealegale@aclis.it, sempre indicando in oggetto il Vostro nominativo e la dicitura “ricorso trentasei mesi”.

Vi daremo le informazioni necessarie a riconoscere la tipologia dei vostri contratti.

Sarà nostra cura inviare all’indirizzo e-mail dal quale ci avete contattato la scheda informativa e la documentazione necessaria per aderire al ricorso, che dovrete stampare, compilare ed inoltrare a mezzo raccomandata a/r presso il nostro studio legale.

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