Formazione del personale docente normativa di riferimento, utile anche per la preparazione al concorso per dirigente scolastico

ACLIS, in seguito alle numerose richieste pervenute alla redazione sulla formazione del personale docente, mette a disposizione una raccolta cronologica della normativa relativa alla riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione.

Anche in connessione alle mutate politiche dell’U.E., l’impianto normativo del nostro paese relativo alla formazione dei docenti è stato radicalmente mutato dalla L. n.107/2015, che ha introdotto l’obbligatorietà della formazione in servizio (art. 1, c. 124: “La formazione in servizio è obbligatoria, permanente e strutturale). Tale formazione è sostenuta con varie iniziative ministeriali e governative (che la presente scheda di sintesi vuole offrire alla attenzione dei docenti), compreso un significativo investimento economico, finalizzate alla formazione personale dell’insegnante, intesa in senso ampio come partecipazione alle attività culturali del territorio e non solo della scuola.

“Il Piano per la formazione nazionale è un importante passaggio per mettere al centro lo sviluppo professionale, per favorire lo scambio all’interno di una comunità di pratiche, luogo condiviso di esperienze e conoscenze”

(Nota Ministeriale Prot. n.3373 1/12/2016).

Comprendere le ragioni dell’obbligatorietà della formazione docenti è importante: alcuni insegnanti vivono il proprio aggiornamento professionale come un’imposizione, anche se le attività possono essere scelte liberamente. Questo libro mira ad accrescerne la motivazione e la consapevolezza, disaminando normative che, oggi più che mai, chiamano in causa la passione e il desiderio di essere docenti efficaci nei confronti di una generazione di alunni, che è profondamente diversa da quelle precedenti e vive in un ambiente socio-economico-lavorativo complesso.

A questi giovani non si chiede solo di acquisire competenze, ma anche la capacità di analizzare e interpretare il proprio contesto territoriale e di metterlo in connessione con la parte intra-personale, ricercando dentro se stessi doti, inclinazioni naturali, potenzialità, per tirarle fuori di volta in volta con flessibilità e creatività. Soprattutto, gli si richiede di adattarsi rapidamente alle continue innovazioni tecnologiche e agli incessanti cambiamenti del mondo del lavoro.

A questi allievi bisogna affiancare docenti sempre più aggiornati, in modo che possano tenere il passo con i tempi e con le N.T., progettando un’OF (inclusi Orientamento e Alternanza Scuola-Lavoro) coerente con le vocazioni del territorio vicino e lontano e con le esigenze di mercato. Vanno anche strutturate tutte quelle forme e modalità per rendere la vita scolastica “inclusiva”, non solo pensando agli allievi diversamente abili, ma agendo per mettere in connessione e in relazione: persone, idee, abilità, gruppi, identità culturali in un’ottica di ascolto dell’altro “diverso” da sé.

In una carrellata di date, temi e normative di riferimento, il libro lascia emergere che in Italia, il 2015 è l’anno dello spartiacque nella scuola, in cui il “tempo” può essere distinto in prima della Buona Scuola e dopo la Buona Scuola.

I lettori possono attraverso questo libro, trovare spunti di approfondimento per comprendere come dalla riforma della Buona Scuola si stia tracciando una nuova figura di docente, che comincia ad acquisire caratteristiche parallele a quelle dell’ “esperto professionista”.

Per capire che la riforma, in un certo senso, è interprete di un’evoluzione culturale, prima che politica, bisogna osservare l’iter normativo in un contesto più allargato, che riguarda l’Europa nel percorso fatto per passare da una “Comunità” di mercato, che muove e scambia merci, all’attuale “Unione” che muove e condivide cervelli, intelligenze, competenze, professionalità.

Con la disoccupazione degli ultimi vent’anni, in Europa si assiste a una maggiore mobilità delle persone con l’esigenza di trasportabilità e riconoscimento delle proprie qualifiche (titoli formali, non formali, informali), con necessità di acquisire nuove competenze “certificabili” per poter intraprendere nuovi lavori. Di conseguenza, è stato necessario promuovere l’apprendimento permanente (lifelong learning), definendo quadri comunitari per le competenze di base e per i sistemi di trasferimento dei crediti professionali.

Per brevità, si citano solo alcuni documenti che tracciano le tappe fondamentali di questo processo: Convenzione di Schengen-1990, Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente-2000; Europass, quadro unico europeo per la trasparenza delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente-2004; Competenze chiave per l’apprendimento permanente-2006; Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente-2008; Strategia di Lisbona 2000-2010; ET 2020.

In Italia, si possono ritrovare echi di questo percorso nelle seguenti normative: Italia 2020 – Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro – 2009; C.M. n.43 del 15 aprile 2009 – Piano Nazionale di Orientamento: “Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita”. Indicazioni nazionali. Inoltre, parte rilevante ha pure il D.P.R. n.137 del 7 agosto 2012 “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali”, che introduce per tutti i professionisti iscritti agli albi l’aggiornamento professionale obbligatorio con CFP – Crediti formativi professionali certificabili, rimandando ai relativi Consigli degli Ordini Nazionali la stesura dei Regolamenti e delle Linee guida per garantire la qualità e l’efficienza della prestazione professionale specifica.

Questo decreto apparentemente non riguarda la scuola, eppure, il passo è breve per assimilare il docente alla figura del professionista iscritto all’albo. Questa discrasia trova il suo componimento all’interno dell’autonomia scolastica, nel valore “privatistico” del contratto di lavoro, nella contrattazione per la ripartizione del F.I.S. e rimette in discussione il rapporto di lavoro in tutto il suo iter dal reclutamento; alla nomina degli incarichi interni soggetti a contrattazione, all’attribuzione del Bonus di merito, alla progressione di carriera.

Se mettiamo in connessione i presupposti dell’ “orientamento permanente esteso a tutti per tutto l’arco della vita” con la “riforma delle professioni”, si comprende come la Buona Scuola e i decreti attuativi che, ne discendono, riflettono un cambiamento culturale in atto da anni. Possiamo infatti registrare mutamenti radicali. Il curriculum sta per diventare “portfolio digitale” dove rendicontare le attività di aggiornamento e formazione. Se strutturato in coerenza con il PTOF d’istituto, acquisisce un’importanza decisiva nell’attribuzione degli incarichi interni e, ancora di più, in fase di reclutamento con la nuova modalità della “chiamata diretta”.

La professionalità e la progressione di carriera, dunque, non coincidono più con l’accumularsi meccanico di anni di servizio o con la mobilità professionale nel limitato segmento di “passaggio” da un ordine di scuola ad una altro, ma riavvia la questione sulla valorizzazione del capitale umano, sulla meritocrazia con l’introduzione del Bonus premiale.

Per richiedere informazioni o copia del libro basta mandare una mail ad aclisitalia@libero.it, saremo lieti di dare maggiori indicazioni.

 

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